Il patrono di Noto è San Corrado Confalonieri, e la città lo festeggia due volte l'anno: il 19 febbraio e l'ultima domenica di agosto. È una doppia ricorrenza che dice molto su quanto questa figura sia radicata nell'identità locale.
Chi era San Corrado
Corrado Confalonieri non era siciliano. Nacque intorno al 1290 nel Piacentino, in una famiglia nobile, e arrivò in Sicilia dopo aver lasciato tutto. Si stabilì nel territorio dell'antica Noto, dove visse da eremita in una grotta, nella zona che la tradizione chiama la valle dei miracoli, fino alla morte, il 19 febbraio 1351.
Da lì viene la data della festa invernale, che coincide con il giorno della sua morte. La festa estiva, l'ultima domenica di agosto, è invece legata all'anniversario della beatificazione.
Come si svolge la festa
Il momento centrale è la processione dell'urna d'argento che custodisce le reliquie del santo, portata per le vie principali del centro barocco. Ad accompagnarla ci sono i portatori dei grandi ceri decorati, chiamati in dialetto cilii, sui quali sono raffigurati episodi della vita del santo.
È una processione lunga e molto partecipata, e il contesto la rende particolare: la pietra chiara dei palazzi, le scalinate che funzionano da tribune naturali, la folla che si dispone lungo il corso. Chi assiste per la prima volta di solito resta colpito più dall'atmosfera collettiva che dai singoli momenti rituali.
La festa d'agosto per chi è in vacanza
L'ultima domenica di agosto cade in pieno periodo di vacanza, ed è quindi l'occasione più realistica per chi soggiorna sulla costa. La formula è la solita e funziona bene: mare durante il giorno, salita in città nel tardo pomeriggio, festa in serata.
Attenzione soltanto al traffico e ai parcheggi: nei giorni della festa il centro è in gran parte chiuso, e conviene lasciare l'auto nelle aree di sosta esterne e proseguire a piedi. Da Noto Marina sono comunque solo 7,2 chilometri.
E la festa di febbraio
La ricorrenza del 19 febbraio è più raccolta e molto più «locale»: niente turismo di massa, temperature basse, città vuota. Chi capita a Noto in quei giorni vede una versione della festa che in agosto è impossibile trovare, e in generale un inverno netino che ha un suo fascino asciutto.
Come si guarda una processione
Chi non è abituato alle feste patronali del Sud rischia di leggerle come un evento folkloristico. Non lo sono: sono il momento dell'anno in cui una comunità si riconosce, e chi assiste lo capisce dal comportamento della gente più che dai singoli riti.
Qualche accorgimento aiuta a starci dentro senza essere invadenti. Prendere posizione con anticipo lungo il percorso, non mettersi davanti a chi partecipa, evitare di usare il flash nei momenti raccolti. E, semplicemente, guardare: la maggior parte di quello che succede non è spiegato da nessuna parte, ma si capisce stando lì.
Le due facce della stessa festa
La ricorrenza di febbraio e quella di agosto raccontano due città diverse. In agosto Noto è piena, il clima è da vacanza e la festa si mescola alla stagione turistica; in febbraio la città è fredda e vuota di visitatori, e la processione torna a essere un fatto interno alla comunità.
Chi capita a Noto in entrambi i periodi si accorge che la seconda versione è la più intensa, anche se è la meno comoda da raggiungere in vacanza. Chi invece è qui in agosto ha comunque a disposizione l'occasione migliore per vedere il centro barocco nel suo momento più partecipato dell'estate.
A dieci minuti dal centro, anche nei giorni di festa
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